domenica 10 febbraio 2013

Una di "quelle giornate".


Oggi sono avvilita, delusa e un po' depressa.
So che non son cose da scriversi su un blog, ma, visto che è il mio "diario", voglio poterlo usare anche come sfogo.
Sono così demoralizzata per quello che vedo attorno a me. Intendiamoci, generalmente sono una persona piuttosto positiva, vedo quello che di buono c'è e cerco di esaltarlo; purtroppo ci sono certe giornate in cui la massa indistinta delle persone grette, stupide, presuntuose, indisponenti mi opprime a tal punto da non riuscire a vedere luce oltre questo muro umano.
Quelle giornate in cui sono stufa di andare contro al sistema o, quantomeno, non so più se ne valga la pena. Anche se sono convinta di aver scelto la strada che ragionevolmente mi sembrava e ancora mi sembra migliore, anche se "disprezzo" certe scelte - o, meglio, non-scelte - altrui, anche se realmente sto cercando di migliorarmi, di crescere e di educare al meglio i miei figli, ecco, certi giorni proprio nen ce la faccio.
Non so più dove sbattere la testa. Perché, appunto, non sono più sola: ci sono i miei figli ed io ho la responsabilità di farli stare bene, oltre che di educarli; ma quando vedi che uno dei tuoi figli comincia a soffrire e ti chiedi se sia anche a causa delle tue scelte e cominci a ragionarci e, ragionandoci, continui a pensare di "essere nel giusto", ma gli altri vanno in un'altra direzione e la tua creatura si trova a disagio... ecco, quando io vedo e vivo questo, mi demoralizzo, non so più come fare, non so più come aiutare, non so più come comportarmi.

Perché l'impostazione di questa moderna società non mi piace, non ne ho mai fatto mistero. Sono sempre stata considerata una ribelle, non ho mai fatto parte del gruppo "giusto", ho sempre voluto cambiare il mondo; ora questa scelta coinvolge anche i miei figli, ma i bambini vivono nella nostra società e non posso pretendere che riescano a difendersi dall'aggressività e dalla competitività che li circonda né che possano capire perché la mamma non fa parte di alcun "clan" e sia spesso un po' in disparte.

Harald non ha avuto grandi problemi, si è sempre inserito bene senza per questo cedere alle "logiche di branco"; gioca volentieri con tutti, ma se gli altri fanno qualcosa che reputa "sbagliato" si tira fuori dal gruppo senza difficoltà né discussioni, per poi rientrare nel giro appena le cose si sono calmate. Lui ha inventiva, prende iniziative, sta da solo o in compagnia, si impegna e, quando sbaglia, riprova cercando di capire come migliorare. Lo so, è una perla rara, sono stata immensamente fortunata.
Mi ritengo altrettanto fortunata con Hilde, però... con lei è tutto diverso. So che qualcosa la sta facendo soffrire, lo vedo dai pianti "immotivati", dalle lacrime che sgorgano dai suoi occhioni per "sciocchezze" che sembrano non avere importanza, dai risvegli notturni in cui si trova in crisi, dall'estrema sensibilità a quello che reputa ingiusto. Purtroppo, quello che valeva con uno non vale con l'altra, le tecniche che ho usato con successo col primo figlio sembrano non fare effetto sulla seconda.
Temo che lei senta di più il peso della nostra "diversità", mi sembra addirittura che si "tiri indietro" in molte attività per non affrontare il confronto con bambine più "agguerrite" di lei.
Non lotta per avere ciò che le spetta per diritto, forse perché non le ho dato le competenze per farlo; non gliele ho date perché non so nemmeno io come affrontare certe situazioni. Se io le insegno la tolleranza, la non violenza nei confronti degli altri bambini, se non la spingo a vincere a tutti i costi, se le dico sempre di essere rispettosa nei confronti degli adulti, se la incito a non ottenere cose a spese altrui, se non le faccio credere che tutto le sia dovuto, come può difendersi dai soprusi? Lei tenta di far valere le sue ragioni a parole, ma se poi trova un muro di gomma o la prepotenza piange, piange perché non sa cos'altro può fare. Piange tentando di trattenersi e, tra un singhiozzo e l'altro, cerca di spiegarsi per ottenere aiuto, ma spesso gli adulti non la capiscono (quando piange così non la capisco nemmeno io! devo aspettare che si calmi e poi chiederle con molto tatto qual'è il problema) e magari finisce pure in punizione, o viene tacciata di essere frignona e capricciosa.
Così torna a casa e piange di nuovo. Piange per qualsiasi cosa, e a me piange il cuore, davvero, a volte vorrei piangere con lei perché non so come aiutarla.

Ecco. Oggi è una di quelle giornate.

2 commenti:

  1. Perche' non parlare di queste cose nel tuo blog? ne hai piena facolta' perche' e' il tuo diario e poi non e' giusto edulclorare la realta', mostrandone solo il lato piu' bello.
    Tutti viviamo momenti di sconforto, fanno parte della vita, tanto vale parlarne!
    Condivido il tuo dispiacere per hilde,.e' lo stesso che vivo con mio figlio piu' grande,.arrivato in prima elementare con poca tv alle spalle, niente videogiochi e con un'educazione improntata sul rispetto degli altri, dell'ambiente, senza competitivita' alcuna. A questo si aggiunga una sua personale sensibilita' e un certo grado di emotivita'. un pasticcio!! A scuola hanno fatto fatica a capirlo, le maestre solo ora - e siamo in terza - e dopo nostra insistenza ( quale fatica) affinche' riconoscessero e rispettassero la sua persona, ci e gli vengono incontro. Anche lui e' capitato piangesse svegliandosi nel.sonno e ancora oggi si addormenta con difficolta'. io mi rassicuro dicendomi che con la nostra vicinanza, l'attenzione ai suoi bisogni, circondandolo di belle persone e esperienze positive si rafforzera' e riconoscera' a se stesso il proprio valore. banale? non so se lo e' ma a me conforta!
    Sei una mamma attenta e questo post lo dimostra, hilde e' fortunata!
    alessandra

    p.s. Grazie per la tua visita, ricambio la stessa sensazione di affinita' e ....appena puoi prova l'acodo citrico ;)

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