venerdì 3 gennaio 2014

Una giornata di black out.


Il 26 dicembre il maltempo che ha colpito il nord Italia qui si è palesato sotto forma dell'odiata neve bagnata, quei fiocchi pesanti misti ad acqua che fanno danni e spezzano la schiena quando devi spalare, quel manto fradicio che ti costringe a salire sul tetto a spalare e lascia le strade piene di scivolosa poltiglia anche se i mezzi spazzaneve e spargisale viaggiano a pieno regime.

Com'era fin troppo facile prevedere, in mattinata è saltata la corrente elettrica per un guasto sulla linea (manca la manutenzione, sopratutto quella boschiva, gli alberi crescono alti e non curati vicino ai fili della luce per poi rovinarvi sopra quando il peso della neve li abbatte): le luci natalizie si sono spente, i telefoni cellulari non avevano più ricezione, le caldaie erano fuori uso.

Come al solito siamo stati grati alla lungimiranza che ci ha portati a soddisfare buona parte del nostro bisogno energetico tramite stufa a legna, termocucina per la precisione: quella miracolosa compagna di vita che, con pochi pezzi di abete e faggio, ci dona un piacevole tepore, acqua calda a volontà e cibi cotti, anche quando manca la corrente.


Abbiamo giocato un po' coi bambini e poi siamo andati a cercare un caro amico: senza i telefoni è stato necessario bussare alla sua porta dopo aver guadato le strade piene di acqua e neve, ma è stato più "umano". A quel punto un paio di bicchieri di vino, il pranzo tutti insieme in allegria, le candele accese e due chitarre ad accompagnare una fiaba (non staremo qui a contare i bicchieri di Porto, le grappine e il liquorino, vero?) ci hanno traghettati sulla riva del pomeriggio inoltrato e, caricate le chitarre nel bagagliaio della macchina, siamo andati a suonare e cantare nel bar in piazza.

Lì, al banco una compagnia piuttosto improbabile per assortimento ma forse per questo ancor più bella, gli scarponi e le giacche fuori moda, senza trucco e parrucco, senza inganni, la stube e il cabernet a scaldarci, siamo rimasti fino all'ora di cena, cantando, conversando, creando o rinsaldando legami, con la serenità e quella strana coesione che sempre arrivano quando se ne vanno la luce e la linea telefonica e ci si trova per caso, anime pronte all'ascolto e improvvisamente di nuovo unite da qualcosa di ancestrale.


Il giorno dopo ho saputo che nel vicino Cadore hanno avuto più o meno gli stessi inconvenienti e che i poveri ricchi a Cortina erano disperati e indignati.

Non hanno capito nulla.

2 commenti:

  1. Ohhh sai che mi sono emozionata, è vero mancava la corrente ma quanto darei per passare almeno una giornata così
    Elena

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Già, per me sono momenti preziosissimi!
      Grazie Elena.

      Elimina

I vostri commenti sono graditi.