Tiro fuori dal ricettario "speciale" questa vecchia ricetta che mi ha sempre permesso di fare bella figura.
Viene buonissima anche senza frumina, basta sostituirla con farina.
Ingredienti: 125 gr di burro a temperatura ambiente, 175 gr di zucchero, 2 uova, i limone, sale q.b., 200gr farina bianca, 50 gr di frumina, mezza bustina di lievito per dolci, 3 mele.
Preparazione:
Lavorate il burro a crema ed aggiungete 125 gr di zucchero, uova, la scorza gratuggiata del limone
e il sale.
Impastate a cucchiaiate farina, frumina ed infine il lievito setacciato.
Versate l'impasto in uno stampo a cerniera (diamentro 26 cm.) imburrato e infarinato.
Distribuitevi sopra le mele precedentemente sbucciate, tagliate a fettine sottili e mescolate con il succo di limone, quindi cospargete con lo zucchero rimasto.
Cuocete nella parte inferiore del forno preriscaldato a 180° per circa 50 min. (fate sempre la prova con lo stuzzicadenti, perché molto dipende dal forno).
domenica 10 marzo 2013
venerdì 8 marzo 2013
Consigli di lettura 7 - LE BEATRICI
Volevo quasi dimenticarmi della festa della donna ma, visto che l'altro giorno ho ripreso in mano questo libro, ve lo segnalo: mi sembra appropriato.

Stefano Benni: "Le Beatrici"
Una raccolta di 5 monologhi al femminile e poesie (caustiche, ovviamente... cosa potete aspettarvi da Benni?).
Formidabile l'apertura, col monologo di Beatrice (sì, proprio quella di Dante...).
"Una ragazza vestita con un bell’abito medievale sta leggendo i tarocchi su un tavolino. Canta:
“Fior di vaniglia
il tempo passa e nessuno mi si piglia
Si sposan tutte quante
e a me mi tocca di aspettare Dante”.
il tempo passa e nessuno mi si piglia
Si sposan tutte quante
e a me mi tocca di aspettare Dante”.
(Con lieve accento toscano) Oh, è curiosa la vita nel Medioevo. Che poi Medioevo lo dite voi, io dico milleduecentottantaquattro, poi voi lo chiamate come vi pare, le epoche gli si dà il nome dopo.
Le dittature, ad esempio, se ne parla male solo dopo, intanto tutti se le puppano.
Volete vedere?
Io sono Beatrice che il futuro predice, leggo le carte quindi so tutto del futuro. In quanto agli anni che vivete voi adesso… (guarda le carte)
Madonna nana, neanche c’è un nome per chiamarlo, quello lì… ragazze, girategli alla larga a codesto puttaniere. Ma non devo parlare di politica, che ci si mette nei guai. Canappione gliene stanno capitando di tutti i colori coi guelfi e i ghibellini e i bianchi e i neri e così via…
Chi è Canappione? Scusate, io l’Alighieri lo chiamo così, mia madre dice “non t’azzardare che è un grande poeta importante”, però c’ha importante pure il naso, via c’ha un becco che pare una poiana, pare…una caffettiera, anche se non è ancora stata inventata. Insomma, lui fa il poeta ma inveisce e si incazza e mette tutti all’Inferno, ce l’ha con Pisa e con Arezzo, e con i Papi e con gli Arcivescovi. Mi sa che prima o poi lo fanno fuori, lo metton fuori dal palinsesto a legnate. Mi dispiacerebbe?
(sottovoce al pubblico) Oh, lo dico a voi in confidenza. Io a quello non lo sopporto.
Mi ha visto la prima volta che c’avevo otto anni, lui nove, mica mi ha detto “si gioca insieme, ti regalo un gelato”…no, c’ha fatto dieci poesie di duemila versi il piccino.
Ci siamo incontrati solo una volta l’anno scorso, c’avevo diciotto anni, e da allora sparito, di nebbia.
Gli è timido, dicono. E poi tutti a aggiungere “quanto sei fortunata! Quello è un poeta, ti dedicherà il capolavoro della letteratura italiana, ti renderà famosa (…) Sai quante vorrebbero essere cantate da lui?” Va bè, ma io sono una donna, non una serenata…
Mica posso aspettare che abbia finito il capolavoro e che mi abbia angelicato e intanto io buona e zitta. A diciannove anni al Medioevo si è già in anticamera da zitelle. Mica si ha il lifting e gli antibiotici e l’aerobica, noi.
A venticinque anni, zitelle e carampane, o tisiche, o magari ti capita un casino come Giulietta, tac, secca a quindici anni poverella, o come Ofelia.
Lo vedo io nelle carte cosa succederà, (si rabbuia), magari muoio a venticinque anni, qui c’è scritto che sarà così.
E intanto devo star qui ad aspettare il vate… che neanche suona bene come frase…
Le dittature, ad esempio, se ne parla male solo dopo, intanto tutti se le puppano.
Volete vedere?
Io sono Beatrice che il futuro predice, leggo le carte quindi so tutto del futuro. In quanto agli anni che vivete voi adesso… (guarda le carte)
Madonna nana, neanche c’è un nome per chiamarlo, quello lì… ragazze, girategli alla larga a codesto puttaniere. Ma non devo parlare di politica, che ci si mette nei guai. Canappione gliene stanno capitando di tutti i colori coi guelfi e i ghibellini e i bianchi e i neri e così via…
Chi è Canappione? Scusate, io l’Alighieri lo chiamo così, mia madre dice “non t’azzardare che è un grande poeta importante”, però c’ha importante pure il naso, via c’ha un becco che pare una poiana, pare…una caffettiera, anche se non è ancora stata inventata. Insomma, lui fa il poeta ma inveisce e si incazza e mette tutti all’Inferno, ce l’ha con Pisa e con Arezzo, e con i Papi e con gli Arcivescovi. Mi sa che prima o poi lo fanno fuori, lo metton fuori dal palinsesto a legnate. Mi dispiacerebbe?
(sottovoce al pubblico) Oh, lo dico a voi in confidenza. Io a quello non lo sopporto.
Mi ha visto la prima volta che c’avevo otto anni, lui nove, mica mi ha detto “si gioca insieme, ti regalo un gelato”…no, c’ha fatto dieci poesie di duemila versi il piccino.
Ci siamo incontrati solo una volta l’anno scorso, c’avevo diciotto anni, e da allora sparito, di nebbia.
Gli è timido, dicono. E poi tutti a aggiungere “quanto sei fortunata! Quello è un poeta, ti dedicherà il capolavoro della letteratura italiana, ti renderà famosa (…) Sai quante vorrebbero essere cantate da lui?” Va bè, ma io sono una donna, non una serenata…
Mica posso aspettare che abbia finito il capolavoro e che mi abbia angelicato e intanto io buona e zitta. A diciannove anni al Medioevo si è già in anticamera da zitelle. Mica si ha il lifting e gli antibiotici e l’aerobica, noi.
A venticinque anni, zitelle e carampane, o tisiche, o magari ti capita un casino come Giulietta, tac, secca a quindici anni poverella, o come Ofelia.
Lo vedo io nelle carte cosa succederà, (si rabbuia), magari muoio a venticinque anni, qui c’è scritto che sarà così.
E intanto devo star qui ad aspettare il vate… che neanche suona bene come frase…
Oltretutto bello non è. Mi passa a venti metri, lo vedo che mi guarda, sospira, si gratta il becco, ma mai che si facesse avanti. O vien più tosto, Dantino mio, e fammi che ne so, un regalino, un anellino, va bè non mi puoi invitare al cinema, si va a vedere la piena dell’Arno…
Dicono “sii paziente, gli è un poeta, ti regala i suoi versi”.
Eh, una bella fava!
Già ne ha scritto uno, di verso, che te lo raccomando:
TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE.
Certo che il letterato capisce che PARE sta per APPARE.
Ma quelli del borgo San Jacopo, quando passo, li sento: “Guarda la Bea, la Beatrice Portinari… sai che c’è? Tanto gentile e tanto onesta PARE”.
E giù che ridono. Bel servizio mi ha fatto, la Poiana canappiona.
Dicono “sii paziente, gli è un poeta, ti regala i suoi versi”.
Eh, una bella fava!
Già ne ha scritto uno, di verso, che te lo raccomando:
TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE.
Certo che il letterato capisce che PARE sta per APPARE.
Ma quelli del borgo San Jacopo, quando passo, li sento: “Guarda la Bea, la Beatrice Portinari… sai che c’è? Tanto gentile e tanto onesta PARE”.
E giù che ridono. Bel servizio mi ha fatto, la Poiana canappiona.
(...) "
Qui trovate il testo completo.
LIBRI IN TRANSITO
I libri di passaggio sul comodino negli ultimi 15 giorni...
Daniel Pennac:
- Il Paradiso degli orchi,
- La fata carabina,
- La prosivendola
Ugo Scortegagna: La medicina dei semplici - piante officinali delle montagne italiane.
Ciao donne, e stasera evitiamo di dare "spettacolo" imitando gli uomini in farsesche riunioni allo strip club... piuttosto, dedichiamo del tempo a leggere, a riflettere e ad uscire da questo pantano in cui ci siamo cacciate.
Anche questo post partecipa al Venerdì del libro.
mercoledì 6 marzo 2013
Latitante
Latito un po'.... sono preda dei miei progetti e la gestione di tutte queste idee sparse mi riempie i pensieri.
Ora, tra le altre cose, programmo una serie di eventi in biblioteca, mi organizzo ancora un paio di letture musicate tipo questa e mi preparo a inaugurare allegri scambi di vacanze-lampo con la Sardegna...
Ma presto tornerò ad occuparmi di più di queste pagine....
Ora, tra le altre cose, programmo una serie di eventi in biblioteca, mi organizzo ancora un paio di letture musicate tipo questa e mi preparo a inaugurare allegri scambi di vacanze-lampo con la Sardegna...
Ma presto tornerò ad occuparmi di più di queste pagine....
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| Harriet Mead |
sabato 2 marzo 2013
Quando un libro ti "salta" in braccio...
L'altro giorno mi sono messa a ri-leggere "Il paradiso degli Orchi", dopo che il libro in questine mi ha chiamata dalla libreria. Sì, davvero, non mi passava nemmeno per la testa di tornare su Pennac in questo periodo, ma non ho potuto fare a meno di prenderlo in mano e cominciare a sfogliare le prime pagine.
Certo che è davvero bello tornare su pagine già lette, quando queste siano ben scritte, è ovvio.
Ora che conosco già la soluzione del mistero che impregna di suspance la prima lettura, posso accoccolarmi con calma nella calda e confortevole ammirazione per gli altri livelli della storia, godo la magistrale scrittura e le perle disseminate in ogni pagina.
Eccolo, Malaussène, il Capro Esiatorio, che non ha mai militato in una qualsiasi organizzazione, "né in una qualsiasi, né in una famosa. All'epoca in cui avevo amici, militavano loro al posto mio, barattando l'amicizia con la solidarietà, il flipper con il ciclostile, le seratine romantiche con i turni responsabili in sede, il chiaro di luna con il bagliore del pavé, Gadda con Gramsci. Sapere se erano loro o io ad avere ragione è un interrogativo troppo grande per chiunque voglia dargli una risposta".
E comunque, lui ed io avevamo altre cose di cui preoccuparci.
Sì, mi sento vicina al buon Benjamin Malaussène, solo che lui è decisamente più brillante e colto di me (certo, con un papà di penna come il suo.... ), così queste ore in sua compagnia, così inaspettate, così non programmate, sono particolarmente liete per me.
Ora mia aspetta tutta la serie ambientata a Belleville, con quella allegra e sgangherata famiglia. Che bella cosa i libri che ti saltano in braccio....
Certo che è davvero bello tornare su pagine già lette, quando queste siano ben scritte, è ovvio.
Ora che conosco già la soluzione del mistero che impregna di suspance la prima lettura, posso accoccolarmi con calma nella calda e confortevole ammirazione per gli altri livelli della storia, godo la magistrale scrittura e le perle disseminate in ogni pagina.
Eccolo, Malaussène, il Capro Esiatorio, che non ha mai militato in una qualsiasi organizzazione, "né in una qualsiasi, né in una famosa. All'epoca in cui avevo amici, militavano loro al posto mio, barattando l'amicizia con la solidarietà, il flipper con il ciclostile, le seratine romantiche con i turni responsabili in sede, il chiaro di luna con il bagliore del pavé, Gadda con Gramsci. Sapere se erano loro o io ad avere ragione è un interrogativo troppo grande per chiunque voglia dargli una risposta".E comunque, lui ed io avevamo altre cose di cui preoccuparci.
Sì, mi sento vicina al buon Benjamin Malaussène, solo che lui è decisamente più brillante e colto di me (certo, con un papà di penna come il suo.... ), così queste ore in sua compagnia, così inaspettate, così non programmate, sono particolarmente liete per me.
Ora mia aspetta tutta la serie ambientata a Belleville, con quella allegra e sgangherata famiglia. Che bella cosa i libri che ti saltano in braccio....
venerdì 1 marzo 2013
Giochi di Streghe, giochi di Fate.
Giochi di Streghe, giochi di Fate è un libro scritto e illustrato da Eva Montanari e edito da Kite.
"Inutile dirlo; fate e streghe sono molto diverse.
E fanno giochi, diversi.
Le streghe si divertono con giochi da strega, come trasformare principi in ranocchi.
Le fate si divertono con giochi da fata, come ritrasformare i ranocchi in principi."
E Clotilde? Clotilde è un po' fata e un po' strega, come tutte noi, quindi non è né l'una né l'altra.
Streghe e Fate giocano rigorosamente separate, chiamando la piccola protagonista come giudice imparziale delle loro dispute/gare, ma senza introdurla nei loro gruppi (d'altronde lei è così diversa! senza una posizione ben precisa...), ma durante una di queste occasioni scopriranno che il gioco più bello di tutti è giocare ad essere come Clotilde: un po' strega, un po' fata, mescolandosi allegramente fino a non fare più distinzioni.
Quanto amo questo magico albo illustrato!
Della stessa autrice ho acquistato "La Macchinina numero 1", "Inseguendo Degas" e Buffonaggi. Splendidi.
Questo post partecipa al Venerdì del Libro.
"Inutile dirlo; fate e streghe sono molto diverse.
E fanno giochi, diversi.
Le streghe si divertono con giochi da strega, come trasformare principi in ranocchi.
Le fate si divertono con giochi da fata, come ritrasformare i ranocchi in principi."
E Clotilde? Clotilde è un po' fata e un po' strega, come tutte noi, quindi non è né l'una né l'altra.
Streghe e Fate giocano rigorosamente separate, chiamando la piccola protagonista come giudice imparziale delle loro dispute/gare, ma senza introdurla nei loro gruppi (d'altronde lei è così diversa! senza una posizione ben precisa...), ma durante una di queste occasioni scopriranno che il gioco più bello di tutti è giocare ad essere come Clotilde: un po' strega, un po' fata, mescolandosi allegramente fino a non fare più distinzioni.
Quanto amo questo magico albo illustrato!
Della stessa autrice ho acquistato "La Macchinina numero 1", "Inseguendo Degas" e Buffonaggi. Splendidi.
Questo post partecipa al Venerdì del Libro.
martedì 26 febbraio 2013
Il tempo per le cose importanti.
I mille e più impegni con cui ogni giorno riempiamo le nostre giornate ci impediscono troppo spesso di fermarci ed ascoltare. Ascoltare i nostri anziani, ascoltare le persone vicino a noi che , per educazione, timidezza o innata ritrosia, non strillano le loro opinioni, non stanno sempre lì, col fiato sul nostro collo, a dirci "ai miei tempi" o "oggi è tutto sbagliato"; quelli che sei certo avrebbero tante cose da insegnare, quelli che hanno vissuto tanto e hanno la sacralità nelle proprie mani, nei gesti antichi e sicuri con cui creano e fanno, nella grazia dei loro mestieri, ormai quasi perduti. E rimandiamo ad un domani che non arriva mai la visita a quelle persone che pur amiamo.
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Chissà se gli ho detto abbastanza volte che gli volevo bene? Avrà saputo quanto lo ammiravo?
Giusto un paio di giorni fa mio figlio grande mi diceva di voler andare a chiedergli di insegnargli a fare salami, perché i suoi erano i migliori. Ora è tardi: abbiamo perso un uomo dai mille talenti, all'improvviso.
Non bisognerebbe mai rimandare le cose veramente importanti, come portare un abbraccio a chi amiamo, ascoltare chi sa, imparare da chi non osa insegnare.
Mi rimarrà sempre nel cuore il ricordo e l'affetto per una persona meravigliosa, e il rimpianto di non aver passato più tempo con lui.
venerdì 22 febbraio 2013
Consigli di letture 6 - ACQUAVITE
Con questo libro finisco il ciclo di consigli "nordici", anche perché temo di diventare monotematica; d'altro canto mi piace troppo per non farvelo vedere:
Acquavite di Torgny Lindgren .
Confesso di non averlo ancora finito, anche se il quieto girovagare sulla sua bicicletta pieghevole dell'ex predicatore Olof Helmersson nella Svezia del Nord è decisamente accattivante.
L'anziano pastore, ora diventato ateo, torna nella regione in cui da giovane aveva convertito interi villaggi animato dal nobile scopo di svelare quella che ora ritiene la verità, abiurando le sue antiche convinzioni per potersi togliere così il classico "peso dal cuore".
Nel suo viaggio troverà solo alcuni dei "risvegliati" dei bei tempi e con ognuno di loro si intratterrà parlando di fede, di vita e di logica, ma non sempre le cose andranno come si aspettava e nasceranno dialoghi arguti, intelligenti e sarcastici, acuti e genuini, che spingono anche il lettore a riflessioni fuori dai soliti schemi.
"(...) E la domanda era: potevano veramente sfuggire alla condizione di figli di Dio? Non erano forse segnati in eterno, quelli che un tempo erano stati convertiti? L'apostasia era in fondo la cosa più paragonabile a una malattia corrosiva, i primi dubbi quasi non li si notava nemmeno, ma poi venivano i dolorosi attacchi di incertezza e irresolutezza, infine si restava lì sconfitti e non rimanevano altro che il ripudio e l'abiura. Ma anche nella sconfessione e nell'abiura c'erano probabilmente resti di Dio o almeno di qualcosa di divino. Forse è per quello che il peso dell'apostasia è così spaventevole".
"Sì, alla fin fine siamo tutti imparentati con noi stessi".
"Ecco la meraviglia del creare (...) Quando si crea in realtà non si sa nulla della creazione stessa. E del lavoro finito. Diventerà quel che diventerà".
Ora vado a trovare Paola al Venerdì del libro.
Acquavite di Torgny Lindgren .
Confesso di non averlo ancora finito, anche se il quieto girovagare sulla sua bicicletta pieghevole dell'ex predicatore Olof Helmersson nella Svezia del Nord è decisamente accattivante.
L'anziano pastore, ora diventato ateo, torna nella regione in cui da giovane aveva convertito interi villaggi animato dal nobile scopo di svelare quella che ora ritiene la verità, abiurando le sue antiche convinzioni per potersi togliere così il classico "peso dal cuore".
Nel suo viaggio troverà solo alcuni dei "risvegliati" dei bei tempi e con ognuno di loro si intratterrà parlando di fede, di vita e di logica, ma non sempre le cose andranno come si aspettava e nasceranno dialoghi arguti, intelligenti e sarcastici, acuti e genuini, che spingono anche il lettore a riflessioni fuori dai soliti schemi.
"(...) E la domanda era: potevano veramente sfuggire alla condizione di figli di Dio? Non erano forse segnati in eterno, quelli che un tempo erano stati convertiti? L'apostasia era in fondo la cosa più paragonabile a una malattia corrosiva, i primi dubbi quasi non li si notava nemmeno, ma poi venivano i dolorosi attacchi di incertezza e irresolutezza, infine si restava lì sconfitti e non rimanevano altro che il ripudio e l'abiura. Ma anche nella sconfessione e nell'abiura c'erano probabilmente resti di Dio o almeno di qualcosa di divino. Forse è per quello che il peso dell'apostasia è così spaventevole".
"Sì, alla fin fine siamo tutti imparentati con noi stessi".
"Ecco la meraviglia del creare (...) Quando si crea in realtà non si sa nulla della creazione stessa. E del lavoro finito. Diventerà quel che diventerà".
Ora vado a trovare Paola al Venerdì del libro.
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