Indubbiamente siamo fortunati perché viviamo in un piccolo paese con poco traffico e circondati da persone che conosciamo, ma non è solo casualità: vivere in montagna è una scelta, che comporta anche sacrifici e difficoltà, logistiche e non solo.
Tanto per fare un esempio, il pronto soccorso più vicino è a più di 40 chilometri di strada da qui, e sto parlando di strade di montagna, mentre per il pronto soccorso pediatrico o per problemi oculistici la strada raddoppia.
Proseguendo, per andare alle scuole medie i ragazzi devono prendere la corriera delle 7:05 e sobbarcarsi un'oretta di viaggio, quando hanno i rientri pomeridiani tornano a casa alle cinque e venti, devono ancora studiare, fare i compiti e andare a letto presto per il risveglio all'alba.
Non parliamo poi delle superiori, che l'istituto più vicino e a un paio d'ore di corriera!
Vivere in montagna significa anche spalare la neve per cinque o sei mesi l'anno, anche dai tetti e non poca; fare l'orto per raccogliere verdura solo da luglio a ottobre, togliere il doppio di erbacce e sperare che una gelata tardiva o precoce non ti rovini tutto; scaldarsi con la legna (ma anche questa è in effetti una scelta...) comporta un certo lavoro sia per spaccarla che per "intassarla", accatastarla, portarla in casa ogni giorno, pulire il pavimento che si sporca di pece e trucioli e polvere, pulire la stufa e le canne fumarie.
Vivere in un paese come questo significa anche che i terreni e le case sono pieni di vincoli, dalla paesaggistica che non ti lascia aprire un abbaino ai vincoli idrogeologici che incombono su quasi tutto l'abitato: puoi viverci, ma non fare migliorie o ampliamenti.
In un posto dove tutti si conoscono, il pettegolezzo, la piccola grande cattiveria, la ripicca sono abbastanza comuni.
Non parliamo poi dell'argomento "acquisti", ché ovviamente non è facile... Quassù c'è l'indispensabile e anche qualcosina in più, ma mica trovi tutto, si sa.
In compenso ho imparato a non correre in ospedale per un raffreddore o per un taglietto da nulla, mi sono specializzata come infermiera di casa e tengo sempre cerotti, strip di sostituzione dei punti di sutura, bende, garze, tintura di iodio e ghiaccio a portata di mano e incrocio le dita, a volte però (come qualche sera fa) si fanno le corse "in giù" fino in ospedale.
Le scuole lontane fanno uscire i nostri ragazzi dal guscio protettivo della comunità, gli permettono di intessere relazioni anche con altre persone e di imparare a cavarsela un po' da soli.
Spalare neve mantiene in forma (e mi fa scoprire muscoli che non sapevo di avere...), a volte mi blocca la schiena, ma è pur sempre un'attività fisica!
Fare l'orto in queste condizioni, ostinandosi nel rifiuto di teli di plastica e prodotti chimici diventa un esercizio di pazienza non indifferente.
Spaccare legna mi insegna il rispetto verso questi esseri viventi grandi e forti che sono gli alberi, ho capito che l'energia e il comfort hanno un costo, non solo economico, imparo a dare un valore diverso alle comodità, a non sprecare energia, comprendo l'importanza di una buona coibentazione della casa.
Così ho imparato ad aspettare, a impegnarmi e a faticare per ottenere quello che desidero, e quello che ottengo è mille volte più apprezzato; ho aguzzato l'ingegno, imparato l'arte dell'arrangiarsi.
Ho imparato anche ad essere più comprensiva e diplomatica.
Ecco, e poi mi godo i mille piccoli privilegi delle piccole comunità: la possibilità di dare più libertà ai miei figli, il piacere di fermarmi a salutare gli anziani, il piacere di non sentirsi sola quando capita un piccolo incidente di percorso.
Insomma, ci sono i pro e i contro, come in ogni scelta che si fa nella vita, anche se a volte è dura, in certi momenti ho pensato di andarmene, in certi periodi i "contro" diventano molto ingombranti.
L'importante è rendersi conto che non si tratta di "fortuna" o di "sfortuna": vivere qui, vivere così, è una scelta, e come ogni scelta comporta delle responsabilità e anche la possibilità di cambiare.
Rimanere è accettare -e affrontare- le difficoltà e, contemporaneamente, cercare di costruire qualcosa di buono; rimanere, per me, è anche contribuire a migliorare il nostro paese, per viverci meglio e per sentirsi parte di qualcosa.